underthesnow “popsongs”

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Scandagliare un fenomeno per giungere alla sua negazione. Non c’è traccia dei canoni e delle strutture che abitualmente definiscono la musica pop nelle cinque frequenze modulate da Gianluca Favaron e Stefano Gentile nel nuovo capitolo firmato underthesnow. Eppure è un’ampia e sfaccettata esplorazione di questo fenomeno musicale ad introdurre la componente audio di questo lavoro che definire semplicemente un disco sarebbe riduttivo.

I suoni infatti giungono come diretta conseguenza delle parole di Paolo Cesaretti, Manuel Gentile, Marco Pandin e Vittore Baroni, mediati dalle illustrazioni di Massimo Giacon e dai collages dello stesso Stefano Gentile, contributi che nel loro complesso costruiscono un graduale percorso che porta ad una definitiva disgregazione delle premesse esplicitamente dichiarate fin dal titolo.

Il tono dei flussi generati è costantemente sommesso e si snoda attraverso un continuo moto di crepitanti  concatenazioni di organici frammenti ruvidi accostati o sovrapposti ad enigmatiche riprese ambientali che in alcuni frangenti isolandosi definiscono totalmente l’ambiente sonoro. Non ci sono pulsazioni a definire l’incedere, non si incontrano picchi o cambi di rotta netti. Tutto si muove contraddistinto da lievi increspature che ci lasciano immaginare un invisibile microcosmo in perenne fermento nel quale smarrirsi.

Difficilmente si imprimeranno nella memoria collettiva, ma di certo le cinque tracce di questo ermetico percorso esprimono un’aderenza alla realtà e definiscono una sua possibile rappresentazione che gran parte delle attuali produzioni pop non riescono più a soddisfare.

aim low “scratched out”

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Nessun appiglio, nessuna struttura. Si naviga liberi da vincoli in balia di un vento sonico all’insegna di prolungate, tese frequenze distorte. Le tre tracce che compongono “Scratched out” sono ciò che si è salvato di un disco che i quebechiani Aim Low avevano in cantiere e che non è mai giunto alla pubblicazione, residuo rimodulato capace di definire un percorso condiviso breve ma coeso.

È una oscura deriva attraverso nebulosi paesaggi in cui di rarefatto c’è solo la luce, una granitica e ruvida peregrinazione in assenza di pulsazioni ritmiche, accompagnata da profondi toni bassi che dilatandosi diventano il fondale sul quale l’errare delle chitarre e delle trasfigurate tracce vocali scorrono abrasive.

C’è una tensione persistente che non accenna a sfumare e che si riversa intatta capitolo dopo capitolo definendo un pathos crescente che non giunge mai a deflagrare pienamente.

Certamente avvolgente, questa coincisa immersione attraverso inquieti universi sotterranei giunge al termine lasciando addosso la sensazione di non aver saputo osare fino in fondo.

jacek doroszenko “soundreaming”

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Un’atipica immersione in un convulso universo saturo di ricordi. A definire il nuovo lavoro di Jacek Doroszenko è il ribaltamento del concetto secondo cui è sempre l’immagine l’elemento preminente nella definizione dei frammenti che emergono dalla memoria, esplorazione approfondita durante un programma di residenza artistica condotto a Barcellona e confluita in un’opera multimediale di cui questo disco rappresenta una parte della componente sonora.

L’indagine che l’artista polacco ha condotto verte a creare un percorso in cui le sensazioni accumulate riemergano guidate da un flusso audio costruito utilizzando in modo moderatamente mediato una serie di riprese ambientali che possano fungere da traccia fondante capace di liberare le visioni connesse e renderle liberamente plasmabili.

Il risultato è una sequenza di incastri estremamente materici che si combinano generando intricate modulazioni in cui si incastrano le frequenze catturate. Introdotto dalla trama luminosa e riverberante di “Aberrationmaker”, il disco si snoda nella sua prima metà attraverso vorticose spirali dense di crepitii e schegge irregolari che culminano nell’incedere obliqui di “Passion Passion”. Da qui in poi il suono converge verso flessuose tessiture dalle movenze liquide che conducono ad una dimensione onirica che, dopo il parziale ritorno a toni pulsanti in “Urban Folk”, si mantiene inalterato fino alla conclusiva “HDD Ensemble”.

Nata da un’idea interessante e affascinante, la proposta di Doroszenko ha il merito di saper trovare una propria autonomia anche distante dal contesto da cui nasce.

http://soundreaming.org/

evergreen avenue “eternal blue”

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Adagiati su un morbido strato di nuvole inseguendo fugaci astrazioni. Scorre persistente e segnato da lievi mutazioni il flusso dronico definito da Alec Critten aka Evergreen Avenue nel suo nuovo lavoro, una lunga scia meditativa divisa in due tracce che disegnano un’unica evanescente ambientazione.

È un suono flessuoso e morbido all’insegna di una calma imperturbabile, una statica distesa lievemente increspata da un vento caldo modulandone l’incedere in modo percettibile ma sempre dolcemente mediato. Manca qualsiasi asperità che possa turbare il dipanarsi cullante che lentamente sprigiona un rassicurante effetto placebo in costante espansione.

Da ascoltare ad occhi chiusi immaginando vaporosi paesaggi nei quali perdersi per sciogliere tutta la tensione accumulata durante una faticosa giornata.

aidan baker & karen willems “nonland”

[gizeh records]

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È sorprendente l’alchimia che può scaturire dall’incontro tra due artisti, lo è maggiormente quando si decide di produrre un lavoro condiviso realizzato in un’unica sessione in studio all’insegna della libera improvvisazione di idee accennate a grandi linee. Ed è questo che innanzitutto colpisce ascoltando le sei tracce plasmate dal sempre più prolifico Aidan Baker e da Karen Willems. I necessari presupposti d’altronde ci sono tutti considerando l’ampio numero di collaborazioni a cui entrambi hanno partecipato.

“Nonland” è un viaggio sinestetico attraverso territori emozionali vibranti definiti dalla fusione di minuziose tessiture chitarristiche, costruite da Baker attraverso l’abituale lavoro di trasformazione e reiterazione  del suono, con le tese e ricche pulsazioni ritmiche scandite dalla percussionista belga. Le istantanee risultanti disegnano un ventaglio di atmosfere ampio e variegato, passando dall’attesa irrisolta dei sommessi intrecci di “Like a soft rain coming” all’incedere irregolare e crepitante della misteriosa e crepuscolare “Meeting in the dark” fino alla deflagrante convulsa spirale che chiude “In my head it’s kind of an escape”, apice enfatico del lavoro.

La seconda metà del disco è occupata dal trittico “Intro (Digging) / Digging Through Time / Nonland” che si dipana senza soluzione di continuità tra battiti nervosi che definiscono stati d’animo piuttosto che strutturare il flusso e ostinate armonie circolari che si propagano ipnotiche a costruire il fondale su cui si propagano frammenti melodici e oblique persistenze sinuose.

Privo di luci intense, “Nonland” disegna un universo dominanto da una profonda penombra dalla quale inspiegabilmente si espandono cromie vivide e pungenti.

Una Selezione TRISTE© #10

a cura di TRISTE© – Indie Sunset in Rome

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Laura Marling – Next Time

Nuovo album dal peso specifico altissimo per la cantautrice britannica Laura Marling. Semper Femina è un tuffo nell’universo femminile attraverso il mai banale punto di vista della Marling

 

 

Ned Roberts – Lights On The River

Ned Roberts è un po’ un nostro fiore all’occhiello che, almeno per quanto riguarda l’Italia, possiamo affermare senza rischio di smentita di aver scoperto noi di TRISTE© quattro anni fa. Arrivato al suo secondo album in questo 2017, Ned conferma tutto quello che di buono ha fatto sentire in passato, continuando il suo processo di maturazione.

 

 

Real Estate – Darling

Il ritorno della bella stagione non può che avere come colonna sonora le chitarre dei Real Estate, usciti da poco con il loro nuovo album in studio, In Mind. Niente di nuovo forse per la loro discografia, ma rimane sempre il grande piacere di ascoltarli.

 

 

The National – The System Only Dreams in Total Darkness

Fresco fresco di annuncio, a Settembre uscirà Sleep Well Beast, il nuovo album della band di Matt Berninger e soci. Il pezzo che lo anticipa mescola atmosfere del passato con qualche elemento di novità soprattutto nelle chitarre. Noi attendiamo frementi.

 

 

Mac DeMarco – One More Love Song

Se avete bisogno di rilassarvi e prendervela comoda, Mac DeMarco è il musicista che fa per voi. Il cantautore canadese prosegue con This Old Dog il suo viaggio verso atmosfere dilatate e la solita aria (malinconicamente) scanzonata.

 

 

French For Rabbits – The Weight Of Melted Snow

La malinconia delle cose che finiscono pervade The Weight Of Melted Snow, il nuovo album dei Neozelandesi French For Rabbits. Ma questa atmosfera non fa che aggiungere ulteriore spessore alle melodia di una band sempre interessantissima.

 

 

Kevin Morby – Aboard My Train

Dopo l’ottimo Singing Saw dello scorso anno, Kevin Morby tornerà a Luglio con un nuovo album, City Music. I pezzi che lo anticipano confermano che l’artista statunitense abbia fatto la scelta giusta nel “mettersi in proprio”: si preannuncia un nuovo album da classifica di fine anno.

 

 

Sprinters – Good Years

Sprinters è il self titled secondo album della band di Manchester guidata dal cantautore Neil Jarvis. Atmosfere alla Real Estate si mescolano a melodie jungle pop che richiamano i 90’s.

Un ottimo album che vi invitiamo a scoprire fino in fondo.

 

 

 

Cathedrale – Caught Out There

Con i Cathedrale ci spostiamo a Tolosa e alla sua scena post-punk (? ehm ?). A prescindere da quanto sia “attiva” tale scena, la band francese con Total Rift si presenta con sonorità che spaziano dei Parquet Courts ai primi Libertines, in un  mix davvero interessante e, a suo modo, davvero fresco.

 

 

Timber Timbre – Grifting

Chiudiamo con il ritorno dei Timber Timbre. E non diciamo nulla perché loro non hanno bisogno di presentazioni.

 

stjin hüwels & danny clay “an unintended space”

[eilean]

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Sospesi in un vaporoso limbo in cui lo scorrere del tempo cessa di avere un senso. È un ambiente immaginario permeato da una calda luce abbagliante quello definito dall’incontro a distanza tra Stijn Hüwels e Danny Clay condensato nel punto 84 della mappa eilean.

C’è un senso di sinuosa rarefazione che si sprigiona immutabile dalla fusione graduale tra le trame chitarristiche del musicista belga e le modulazioni sintetiche dell’artista americano che costantemente si intrecciano in un flusso morbido in costante evoluzione ed espansione. A contaminare queste eteree persistenze interviene una sottile tessitura ruvida che emerge a tratti in filigrana e minimali frammenti armonici che conferiscono una componente corposa a questo spazio irreale altrimenti decisamente immateriale.

Una navigazione lenta attraverso un denso strato di candide nuvole.