lorenzo balloni “すべてを捨てて自らを解き放つ”

[phinery]

Cover .jpg

Una lunga visione che si sviluppa lenta e onirica spostando il suo fuoco su una ricca sequenza di preziosi e nitidi dettagli. È ancora una volta il Giappone e lo spirito che lo pervade il punto di partenza da cui si muove Lorenzo Balloni, confermando il suo viscerale amore per il fascino che emana da questo remoto  angolo di mondo.

La materia di base dalla quale nasce questa avvolgente e attenta esplorazione è un insieme esteso di riprese ambientali, raccolte dal giovane sound artist italiano durante il suo primo soggiorno nel paese del sol levante. I suoni catturati, rimodulati e traslati, generano un percorso immaginifico capace di ricostruire frammento dopo frammento l’ampia tavolozza emozionale legata all’esperienza vissuta. L’incedere è lieve e vaporoso, reso vivido e materico dalla ricercata gamma di minuziosi e risonanti schegge che emergono man mano dal fondale evanescente che a tratti si smaterializza lasciando risaltare maggiormente l’organicità del racconto.

C’è una morbida luce dall’intensità flebile che accompagna l’avanzare timoroso, un’aura eterea che inonda la concretezza degli antri che gradualmente vengono svelati per definire l’interezza di un universo affascinante percepito come qualcosa di altro e sfuggente.

Just a Bunch of “Singles Of The Week” from L’Attimo Fuggente 7th Season

a cura di L’attimo fuggente

13020156_10154076704903164_838114476_n

Elle Mary & The Bad Men – Pretend
“Pretend”, descritto da Elle come una satira della sua vita sentimentale, è una canzone sospesa, appunto, sognante e costruita sugli affascinanti ricami vocali della sua autrice, connotata da una tensione emotiva che sembra sempre sul punto di deflagrare.

Vikesh Kapoor – Down By The River
Basata su un delicato fingerpicking e sulla espressiva voce di Kapoor, “Down By The River” è un’elegia alla natura effimera delle cose: il fiume, come l’amore, come la vita, cambia in un istante, e scorre, sereno o impetuoso, fino ad arrivare alla sua destinazione finale.

Sodastream – Saturday’s Ash
“Saturday’s Ash” e la sua straordinaria singing-saw introducono il nuovo (splendido) attesissimo lavoro.

Forslund/Sigurðsson/Åhlén – The Thoughts
 “The Thoughts” rispecchia fedelmente le atmosfere di riflessivo misticismo di “Poems Of Despair”, che paiono provenire da una dimensione spirituale distante dai luoghi, dai tempi e dai ritmi della quotidianità; anche di quella musicale.

Oddfellow’s Casino – Swallow The Day
David Bramwell
, cantautore dai variegati trascorsi artistici e orchestratore di suoni tanto ispirato e poliedrico da essere stato definito il “Sufjan Stevens inglese”. Al di là delle possibili comparazioni, nella sua musica convivono senz’altro scrittura ispirata, gusto per gli arrangiamenti e occasionali torsioni acide o addirittura rumoriste.

Crescent – Get Yourself Tidy
“Raisin Pockets” è un album di melodia gioiosa e suggestiva poesia, di comunità e di intimità e “Get Yourself Tidy” è la perfetta introduzione al suo mondo fatto di pochi strumenti, registrazioni artigianali e enorme amore per la melodia.

Midwife – Song For An Unborn Sun
Pur restando ferme, da un lato, la vocazione dell’artista statunitense per la bassa fedeltà e, dall’altro, l’evanescenza sfuggente delle sue interpretazioni, in “Song For An Unborn Sun” (brano già presente in tutt’altra forma nell’ultima cassetta di Sister Grotto) cominciano ad affacciarsi un’immediatezza di scrittura ed effetti chitarristici prossimi allo shoegaze.

The Kindling – Palooka
“Palooka” la nuova tappa del progetto di Weir, ritorna alle origini slow-core, più contemplative e dilatate che mai, con le sue atmosfere incantate, dalla quali lasciarsi dolcemente cullare.

A Lilac Decline – A Fine Day At Last
Con “A Fine Day At Last” la Danell invita a una passeggiata tra i boschi, alla scoperta delle piccole meraviglie naturali descritte dalla semplice magia della sua voce e delle sue note acustiche.

Raoul Vignal – Bless You
“The Silver Veil” è il suo debutto sulla lunga distanza di Raoul Vignal che dimostra uno stile intenso, nostalgico e personale e “Bless You” è una ballata lieve e accorata, che ci presenta un giovane artista dal grande talento e dal grande cuore.

Brenda Xu – Lovely Storm
“Lovely Storm” è un brano che suggerisce il fascino discreto che promana dall’intricata forza della semplicità della musica di Brenda Xu.

Ned Roberts – Drifting Down
Canzoni d’amore, di speranza, di dolore, che, come la splendida “Drifting Down” sono destinate a rimanere nel cuore e nella mente di ogni ascoltatore attento e sensibile.

alessio pianelli “sulla quarta”

[almendra music]

a1271736624_10.jpg

L’impetuosità dell’emozione come ponte che idealmente lega il passato al presente, lasciando trapelare frammenti di un possibile futuro. Giunge alla seconda tappa il progetto artistico di Alessio Pianelli, cominciato quattro anni fa con la pubblicazione di “Prelude”, incentrato sull’incisione delle sei Suites di Johann Sebastian Bach, diluite in un arco di tempo dilatato a segnare il personale percorso di crescita dell’artista.

Seguendo lo schema definito fin dalla  prima pubblicazione, anche questa volta ad affiancare l’interpretazione dell’opera bachiana, la Suite no. 4 in Mi bemolle Maggiore, troviamo in apertura del disco una composizione risalente al secolo scorso.

La scelta questa volta cade su “The Songlines” di Giovanni Sollima, conterraneo e primo maestro del giovane violoncellista siciliano. Una narrazione vibrante e passionale scaturisce dalla rilettura dei quattro capitoli della composizione, una navigazione affascinante attraverso placide distese di malinconia che si alternano a travolgenti turbini in deflagrante crescendo. Pur ispirato dall’omonimo libro di Bruce Chatwin, la rilettura ad opera di Pianelli definisce un ambiente sonoro intriso dei drammatici contrasti che evidenziano in modo netto la sua provenienza geografica e quella dell’autore, carattere che scandisce in modo parzialmente più temperato anche l’esecuzione della Suite, conducendo ad un equilibrato compromesso tra il rigore frutto di uno studio ostinato e l’originalità di una rilettura che tiene conto della personale visone dell’interprete.

E proprio a partire da questa ricerca ossessiva combinata alla pronunciata passionalità nasce “Sulla Quarta”, brano per due violoncelli che rappresenta il debutto da compositore di Pianelli, primo tassello di un nuovo cammino che si preannuncia fecondo e da seguire con profonda attenzione.

teho teardo “arlington – music for enda walsh’s play”

[specula records]

arlington.jpg

Un mondo insostenibile, due vite sull’orlo del baratro, la possibile catarsi di un’amorosa vicinanza. Dopo l’esperienza di  “Ballyturk”, tornano a fondersi in un comune tracciato le fervide  visionarietà di Enda Walsh e di Teho Teardo, le cui musiche ad un anno di distanza dall’esordio del dramma trovano autonoma collocazione in una pubblicazione esclusivamente digitale.

Separate dalla scena, le otto tracce si snodano sinuose dando vita ad un flusso che fin dall’iniziale “Let that door open” dischiude un immaginario avvolgente intriso di costante mistero e stupore. Le trame, attentamente cesellate, conducono attraverso un universo in cui placidi inquietudini si alternano a travolgenti spirali ascendenti colme di una tensione emotiva capace di plasmare con disarmante vividezza le interazioni di cui si nutrono i personaggi. È un inesauribile turbine di sentimenti quello che scaturisce dal fluttuare  impetuoso di tessiture cariche di pathos, un incedere che si nutre di toni crepuscolari disturbanti (“Imagine the woods”, “Laghetto”) e cullanti circolarità proiettate verso una quiete soltanto apparente (“Young woman young”, “Ambivalent moon”).

Istante dopo istante, emerge in tutta la sua forza la connotazione sinestetica che è componente essenziale  ed imprescindibile del lavoro compositivo di Teardo, che ancora una volta conferma la sua eccellente capacità di costruire immagini in movimento attraverso il suono.

nhung nguyen “an ordinary narrative”

Nhung Nguyen - An ordinary narrative.jpg

Un suono che giunge scarno a raccontare in modo dolce e conciso la stupore di brevi istanti di vita quotidiana. Sceglie ancora una volta il suono del pianoforte Nhung Nguyen per condurci attraverso il suo immaginario più intimo e riflessivo, alla scoperta di un universo emozionale diretto e sincero.

Cadono riverberanti e polverose, screziate di una patina granulosa, le essenziali note cesellate dalla musicista vietnamita, combinate in fragili e luminosi flussi che narrano la meraviglia di momenti preziosi all’insegna di una disarmante semplicità(“After spring”, “Ode to simplicity”) o la dolce malinconia legata all’immersione nel mondo dei ricordi (“Memento”, “Summer ‘14”), tema  a cui è particolarmente legata e già sviscerato in “Nostalgia”.

Un percorso breve ed intenso, un viaggio colmo di sentimento.

anthéne “orchid”

[sound in silence]

anthéne - orchid.jpg

Un’oasi accogliente nella quale lasciare scorrere libero lo sguardo alla ricerca di una fragile bellezza rigenerante. È un immaginario di ispirazione naturalistica  che si sprigiona dalle trame che compongono il lavoro di Anthéne, progetto solista di Brad Deschamps .

Avvolgenti e soffici bordoni si dipanano leggeri generando meditative ed evanescenti visioni. ”). Il suono etereo e sinuoso si espande vaporoso riportando alla mente il moto ipnotico di gocce che si espandono in placidi cerchi su una superficie immobile di acqua cristallina. Tutto risulta pervaso da una forza ristoratrice sia quando le modulazioni sono dominate da una morbida luce calda (“Fauna”, “The laughing heart”), che quando a tratti tutto risulta velato da una tenue increspatura di ombre tutt’altro che compatta (“Reflected light”, “Frozen path).

“Orchid” definisce un lungo abbraccio cullante al quale abbandonarsi senza riserve, una flessuosa scia emozionale attraverso una temporalità sospesa capace di cancellare ogni frenesia.

orson hentschel “electric stutter”

[denovali]

cover.jpg

Frequenze sintetiche accattivanti che si espandono generando impattanti tessiture cinematiche. A poco più di un anno di distanza Orson Hentschel pubblica il suo secondo lavoro seguendo la scia delle atmosfere delineate nel suo disco di debutto e ampliandone lo spettro sonoro.

Un’accentuata percussività e una maggiore complessità strutturale segnano le nove tracce di “Electric stutter” costruendo un immaginario avvolgente e vorticoso che scorre via agile e accattivante. I fondali su cui scivolano le visionarie linee melodiche sono spesso ipnoticamente ridondanti e contribuiscono in mmodo determinante alla costruzione di un immaginario dalle forti valenze sinestetiche, capace di passare dal dinamismo della title-track e di “Wailing sirens” alle grevi risonanze di “Montage of bugs” e alla stridente e ruvida virtualità di “Machine boy”.

Prendendo sempre più le distanze dalla sua formazione classica, Hentschel continua a conducerci con le sue possibili colonne sonore attraverso convulse e tese narrazioni postmoderne.