halftribe “for the summer, or forever”

[dronarivm]

cover.jpg

La placida inerzia della stagione calda proiettata come stato emotivo senza apparente soluzione di continuità. Giunge inaspettatamente dal nord questo rarefatto flusso dedicato all’estate, plasmato da Ryan Bissett per divenire il terzo lavoro a firma Halftribe.

Scorre intensamente onirico e contemplativo il suono modulato dall’artista irlandese, muovendosi  secondo traiettorie vaporose fatte di sinuose fluttuazioni sintetiche, calde frequenze dall’incedere ipnotico e luminosi riverberi delicatamente allucinati che a tratti si combinano a scie finemente granulose o ad echi ambientali di pura ed incontaminata natura. Ne scaturisce un’ovattata  scia che si espande  leggera ad intorpidire i sensi, un’atmosfera evanescente dalla quale lasciarsi sedurre per cadere in balia di un languido torpore.

Un silente galleggiare in un infinito mare immaginario.

Annunci

attilio novellino & collin mckelvey “métaphysiques cannibales”

[weird ear / kohlhaas]

a1990378529_10.jpg

Disconnettersi da logiche consolidate per recuperare possibilità inibite, proiettarsi verso territori in cui tutto si fonde liberamente trovando punti inattesi di connessione. Muove da presupposti ambiziosi sostenuti con profonda convinzione la nuova collaborazione tra Attilio Novellino e Collin McKelvey, concretizzandosi in due atti narrativi la cui fonte d’ispirazione, esplicitata nella scelta del titolo del lavoro, è da rintracciare nel superamento di rigide strutture derivanti da abituali processi cognitivi.

Attraverso un’intricata combinazione e manipolazione di trame acustiche e frequenze elettroniche i due musicisti costruiscono un vorticoso flusso dall’incedere irregolare le cui varie componenti generano brevi tracciati estremamente diversificati che emergono e si sviluppano per essere destrutturati e sostituiti da quelli successivi. Seguendo un processo compositivo fondato sulla suggestione e sulla libera associazione si alternano ribollenti modulazioni sintetiche e placide derive viscose dall’eco grave, marcate pulsazioni ritmiche pervase da un’aura ancestrale e granulose spirali deflagranti, senza che alcuna delle parti giunga ad essere dominante.

Ciascun frammento trova la propria dimensione ed estensione contribuendo alla realizzazione di un dominio caleidoscopico capace di coniugare istinto e ragione alla ricerca di una feconda sintesi di lessici non più in antitesi, un connubio affascinante che trova efficace corrispondenza visiva nella copertina saturata dalla accattivante opera di Matteo Castro.

seabuckthorn “a house with too much fire”

[Bookmaker Records / La Cordillère]

a0536426893_10.jpg

Cambiare punto di vista per avere una prospettiva nuova attraverso cui rappresentare il proprio universo interiore, una traslazione ideale che spesso accompagna un reale moto geografico. È questo il caso di Andy Cartwright, il cui trasferimento verso le Alpi Meridionali coincide non a caso con la realizzazione di un nuovo lavoro definito da un ampliamento lessicale ed una esplorazione di nuove strade da percorrere.

Si avverte nitida nelle dieci tracce di “A house with too much fire” l’eco del nuovo paesaggio che accoglie il musicista inglese, traducendosi in sonorità al tempo stesso meno lavorate e più evocative che in parte si discostano dalla sua precedente produzione ponendosi comunque in stretta continuità con essa. Alle abituali trame chitarristiche cesellate attraverso il suo vibrante picking si affiancano adesso una serie di ulteriori strumenti e flussi ambientali che spingono in modo deciso verso la creazione di una tavolozza più ricca, un intento già dichiarato nel precedente “Turns” ricorrendo alla preziosa collaborazione di William Ryan Fritch.

Ci si muove così attraverso territori selvaggi ed affascinanti definiti da tessiture di grande impatto ed immediatezza, derivante dall’aver registrato gran parte del materiale in presa diretta, che solo a brevi sprazzi rimandano alla polverosa miticità del lontano ovest (“Inner”, “Submerged past”). È un incedere  incline ad una maggiore apertura verso atmosfere rarefatte nelle quali risuonano gravi note di clarinetto basso e si dispiegano vaporosi flussi sintetici (“A house with too much fire”, “Somewhat like vision”) o strutturate dal torrenziale scorrere di reiterati fraseggi di banjo su flebili fondali crepitanti (“It was aglow”, “What the shepherds call ghosts”).

Un itinerario avvincente permeato da un portato epico sempre presente nei tracciati cinematici di Seabuckthorn , ma qui rinvigorito da un approccio più maturo e consapevole.

daisuke miyatani “diario”

[schole records]

sch054_sq_web.jpg

Gentili stille che precipitano leggere in un fondale silente espandendosi lievi come cerchi concentrici disegnati da gocce di pioggia che si infrangono su una quieta superficie liquida. Sono essenziali bozzetti dipinti con delicati tratti quelli che riempiono il taccuino personale di Daisuke Miyatani, raccolta di piccoli componimenti dal lirismo intenso originariamente pubblicati più di dieci anni or sono e adesso riediti in una nuova veste comprendente quattro pagine inedite.

È un respiro effimero quello che si espande dalle fragili creazioni del musicista giapponese plasmate attraverso minute trame di chitarra a cui si aggiungono radi ulteriori contributi acustici, che di volta in volta si intrecciano con placide scie ambientali, misurate modulazioni elettroniche e avvolgenti bordoni in persistente galleggiamento. Una luce calda e accogliente pervade ogni singola istantanea caratterizzando atmosferiche danze dall’incedere irregolare (“Rain Melodies”) a tratti ridotte a fugace e scarno frammento (“Niwa”, “Aiveo”), attimi estaticamente contemplativi (“Summer Child”, “Water Light”, “Hum”) e rarefatte narrazioni costellate di ipnotiche reiterazioni e marcate pause che ne enfatizzano il portato elegiaco (“Edanone”, “Yu”, “Sampo”).

È un microcosmo fatto di colori vividi e sfumature morbide che si concretizza con disarmante immediatezza per dissolversi con altrettanta rapidità, lasciandoci gli occhi colmi della magia di inafferrabili visioni.

Stefano guzzetti “short stories. piano book volume two”

[home normal]

homen105 Stefano Guzzetti - Short Stories. Piano Book Volume Two.jpg

Lasciare andare le emozioni, tradurle in concise figure risonanti tracciate con tocco sicuro e delicato. Torna ancora una volta ad una dimensione intima Stefano Guzzetti per condividere una nuova sequenza di brevi ed intense annotazioni, piccoli sprazzi di vita declinati in solitudine sulla tastiera del suo pianoforte.

Propagandosi come leggeri flussi che pervadono il silenzio di una notte quieta rischiarata dalla confortante luce della luna, le eleganti trame disegnate dal musicista sardo plasmano un accogliente universo fatto di placidi sussurri (“Hands”, “Namida”, “The sky is clear now”) e misurate ascese lievemente incalzanti (“Tecla(II)”, “Welcome”, “Be my shelter”). Sono intrecci melodici essenziali che si sviluppano come piccole, vibranti danze proiettate a dare forma tangibile alla profondità di sensazioni semplici dall’eco dirompente.

Un libro sonoro che con infinita grazia ci ribadisce il talento di un autore incapace di smettere di incantarci.

The Place Beyond the Pines #22

cura di sonofmarketing

13128996_10209474915455448_2112345325_o

 

Johann Johannsson. IL musicista avrebbe dovuto suonare al Primavera Sound che si sta svolgendo in questi giorni a Barcellona. La sua musica sarà presente grazie all’omaggio degli Echo Collective e Dustin O’Halloran che eseguiranno interamente “Orphée”, l’album uscito nel 2016.

https://www.youtube.com/watch?v=AlftMNmDH00

 

Anna Von Hausswolff. La musicista e cantautrice svedese sarà un’altra protagonista del Primavera Sound di quest’anno. Presenterà dal vivo il suo nuovo album “Dead Magic” uscito lo scorso marzo per City Slang. Vi proponiamo “The Truth, the Glow, The Fall”.

 https://www.youtube.com/watch?v=CYPCpjyLDIs

 

Trupa Trupa. Concludiamo il breve speciale sul Primavera Sound con un’altra band che finalmente  potrà raggiungere un pubblico più ampio. Stiamo parlando dei polacchi Trupa Trupa (Grzegorz Kwiatkowski, Tomek Pawluczuk, Wojtek Juchniewicz e Rafał Wojczal). “Jolly New Song” è il nuovo album uscito l’anno scorso per Ici D’Ailleurs e Blue Tapes. Vi proponiamo “None of Us” che mette ine videnzato il suono minimale e “tremolante” associato a una vocalità sfocata e molto espressiva.

https://trupatrupa.bandcamp.com/track/none-of-us

 

Happy Axe. Andiamo avanti con una delle novità più interessanti delle ultime settimane. Si tratta di Happy Axe, il progetto della musicista e cantautrice australiana Emma Kelly. Dopo il brano di debutto “Seven Sounds”, ha pubblicato un nuovo pezzo intitolato “Cheshire Heart” che mette in evidenza la vocalità evocativa che contrasta il suono tuonante e ruvido.

https://www.youtube.com/watch?v=VHkiuxPbMmo

 

Maelys. Un altro interessante debutto è quello della cantautrice Maelys. “Mélange” è uscito per Playbrown group. Questo è il video di “Apricot Marmelade”, brano che sottolinea la sua delicata vocalità associata a sonorità oniriche.

 https://www.youtube.com/watch?v=uj-pBonjbd0

 

Astral Swans. Astral Swans è il progeto del cantautore e musicista di Calgary Matthew Swann. “Strange Prison” è il nuovo album prodotto da Scott Munro (Preocupations) e vede anche il contributo di Daniel Gaucher (Destroyer). Vi proponiamo il video della title-track.

 https://www.youtube.com/watch?v=n0Qbh1hRwQE

 

RDTK. RDTK è il progetto che coinvolge i musicisti brasiliani Ricardo Donoso e Thiago Kochenborger. “Human Resources” è l’album di debutto che uscirà il 29 giugno per Denovali Records. “Affective Forecasting” è il nuovo singolo che mette in evidenza la dinamicità dei ritmi, la tensione e il sottotesto “frenetico”.

 https://www.youtube.com/watch?v=sZlTtUEQiY8

 

Stray Theories. Il musicista, compositore e sound artist Micah Templeton Wolfe aka Stray Theories ha annunciato l’uscita di un nuovo album. “All That Was Lost” uscirà ufficialmente il 29 giugno via n5md. “Us” è il primo singolo estratto.

 https://soundcloud.com/n5md/stus

 

 

Alex Zhang Hungtai. Il musicista canadese Alex Zhang Huntgai (meglio conosciuto per i suoi progetti Dirty Beaches e Love Theme) ha annunciato il primo album con il suo nome di nascita.”Divine Weight” uscirà ufficialmente il 22 giugno via NON. E’ sipirato dal libro “Psychomagic” del regista Alejandro Jodorwsky. “Pierrot” è il primo singolo estratto.

 https://www.youtube.com/watch?v=F1f8M2Njcbo

 

Library Tapes. 1631 Recordings ha annunciato l’uscita del nuovo lavoro del musicista e compositore svedese David Wenngren aka Library Tapes. “Patterns” esce questa settimana. Vi proponiamo “Sequence I”.

 https://1631recordings.bandcamp.com/track/sequence-i

 

Orbital. A seia nni da “Wonky”, gli Orbital hanno annunciato il nuovo album.”Monsters Exist” uscirà ufficialmente il 14 settembre via ACP. “Tiny Foldable Cities” è il primo singolo estratto.

 https://www.youtube.com/watch?v=7CC5aX8OzOI

 

Julee Cruise. Concludiamo con un nome che non ha bisogno di presentazioni: Julee Cruise. Sacred Bones ha annunciato la pubblicazione di “Three Demos”, un album che contiene le versioni demo di Floating Into The Night, realizzato in collaborazione con David Lynch e Angelo Badalamenti.

https://www.youtube.com/watch?v=T5l0CczyiJg

chelidon frame “left blank”

cover.jpg

Densi vapori sulfurei che si espandono sinuosi aleggiando su un cupo mare d’inquietudine. È un tono grave e imperscrutabile il tratto comune delle dieci tracce registrate nel corso dell’ultimo triennio da Alessio Premoli, adesso raccolte a comporre il nuovo capitolo del suo progetto Chelidon Frame.

Dall’incrocio di risonanze e frequenze generate da un ampio spettro di fonti acustiche, analogiche e sintetiche differenti prendono forma notturne esplorazioni di un universo visionario descritto da riverberi obliqui che si muovono su impenetrabili fondali pervasi da ruvida  grana (“Eigenlicth”, “Low Rise (Blackout)”) o sature fluttuazioni che scivolano lente a formare oscure distese contemplative (“High Rise”, “After the Moonrise”). Trame che a tratti vengono scandite da inattese, marcate pulsazioni (“Left Blank”) e che nella parte centrale del lavoro originano una breve suite siderale in quattro movimenti (“Pluto’s Moons are in Absolute Chaos“) che rappresenta il frangente più ambizioso e strutturato dell’album.

Un itinerario sonico al tempo stesso sfaccettato e coeso attraverso ribollenti territori pervasi da strisciante tensione.