ghost and tape “vár”

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Luminosi  intarsi realizzati con un tocco di infinita delicatezza. Si irradia con fare avvolgente la cristallina bellezza del risveglio primaverile dai fluttuanti paesaggi  sapientemente modellati da Heine Christensen a comporre il suo quarto disco. Proseguendo con coerenza lungo il proprio tracciato artistico, il musicista belga giunge alla pubblicazione del suo nuovo lavoro attraverso un processo compositivo lungo e attentamente curato, i cui riflessi emergono prepotenti dalle nove tracce di “Vár”.

Il piccolo miracolo di un nuovo principio che si ripete ogni anno è qui tradotto in sinuose onde ambientali che fluendo dischiudono amniotiche visioni di puro stupore fatte di vaporose ed impalpabili saturazioni dal moto cullante, persistenze permeate di fine grana su cui danzano calde stille di luce ed echi di morbide risonanze naturali. Tutto giunge sofficemente attutito eppure intensamente vivido generando un flusso sinestetico intimo ed immediato.

Irresistibilmente seducente.

 

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attilio novellino and collin mckelvey “hyperhunt”

[random numbers]

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Frammenti materici e oblique frequenze combinate seguendo algoritmi irregolari che mutuano il proprio schema dallo scontro frenetico di velocità contrastanti. Riflette la costante tensione generata dal contatto tra modi differenti di abbandonarsi al flusso temporale il primo dei due atti collaborativi che vedono uniti Attilio Novellino e Collin McKelvey. Nato come quinto e conclusivo atto della Random Numbers Split Series, “Hyperhunt” ne modifica l’istanza principale tramutando l’abituale accostamento tra due diversi autori in pieno sodalizio volto alla creazione di una creazione unitaria.

È un tracciato dalla struttura complessa ed in costante mutazione quello che accoglie la pulsante sequenza di stille sonore dall’origine variegata, una convulsa spirale che ripetutamente accelera/decelera accostando piani paralleli, sovrapponibili ma mai coincidenti. L’utilizzo di questa accurata stratificazione, che si avvale dell’utilizzo di diverse tecniche di composizione e assemblaggio, conferisce all’incedere un andamento costantemente disorientante capace di alternare oscure ed atmosferiche distese ambientali a frenetiche progressioni ritmiche interpolate da abrasive scariche sintetiche. Ne risulta un ambiente vorticoso fatto di caleidoscopiche visioni immerse in un’atmosfera coesa che funge da perfetto collante di un lavoro profondamente suggestivo e pienamente compiuto.

Cinetiche derive postmoderne.

 

meanwhile.in.texas & banished pills “blank ritual”

[fuck labels//fuck mastering]

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Dense nebbie sciamaniche che si espandono a formare immagini imperscrutabili. Rapiti dal fascino di riti antichi, Angelo Guido ed Edoardo Cammisa combinano il loro estro alla ricerca di una concretizzazione sonora di evanescenti visioni legate alla mitologia del mondo azteco.

Le due tracce di questa breve incursione nel simbolico universo precolombiano si nutrono dei persistenti vapori lisergici di saturazioni asfissianti, che aleggiano ossessive generando possibili varchi verso proiezioni immaginifiche. Si fondono in coesa unità le oscure vibrazioni delle derive di meanwhile.in.texas e la liquida evanescenza delle risonanze di Banished Pills, dando vita a dilatate sequenze che intrecciano tensione e mistero in orizzontali fluttuazioni che soltanto in fondo a “Quetzalcoatl” si dischiudono verso un apice parzialmente deflagrante.

Riuscito tentativo di possibili collaborazioni future dal respiro più ampio.

 

vetropaco “subvoid”

[st.an.da]

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Un cinetico flusso di ribollenti particelle ingabbiate in ipnotiche spirali sonore. Si consolida ed espande l’atipico connubio artistico tra Gianluca Favaron e Andrea Bellucci condensandosi nel secondo capitolo a firma Vetropaco. Ripartendo dalle basi definite dall’omonimo esordio i due ridefiniscono il loro territorio condiviso esplorandone ulteriormente le potenzialità alla ricerca di una gamma più ampia e coesa di soluzioni.

Pur rimanendo elemento fondamentale nella strutturazione delle tracce, le marcate pulsazioni scolpite da Bellucci perdono la loro preminenza per lasciare emergere con prepotenza l’universo crepitante di Favaron, i cui alchemici intrecci erano relegati fin troppo in secondo piano nel primo disco. Ne risulta un nuovo equilibrio ancor più accattivante che vede alternarsi sequenze dai toni sulfurei cadenzati da ritmi disgregati e irregolari (“The soft zero”, “Subvoid”) ad algide progressioni metronomiche dall’incedere ossessivo costellate di convulse deflagrazioni di spigolosi frammenti (“Lanes and rings”, “Shell of ghosts”), fino a giungere a vaporose disgregazioni atmosferiche nelle cui trame continuano a fluire flebili frequenze granulose (“Crackling corners”).

Vetropaco assume così definitivamente i connotati di un processo pienamente condiviso, capace di amalgamare le istanze di due autori molto diversi eppure talmente duttili da trovare un efficace punto di incontro.

Un magma talmente freddo da bruciare.

 

http://store.silentes.it/catalogue/standa1702.htm

 

 

Your silence is the loudest sound

a cura di music won’t save you

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max richter – sofa chess
https://www.youtube.com/watch?v=9e6_Mkz-Obo
the tumbled sea – summer v
https://www.youtube.com/watch?v=LKnmFzZM-Uw
the gentleman losers – ballad of sparrow young
https://soundcloud.com/the-gentleman-losers/ballad-of-sparrow-young
sleeping me – first cell, first love
https://sleepingme.bandcamp.com/track/first-cell-first-love
fuqugi – hibiscus
https://soundcloud.com/fuqugi/hibiscus
rafael anton irisarri – hopes and past desires
https://irisarri.bandcamp.com/track/hopes-and-past-desires
rhian sheehan – standing in silence pt. 5
https://rhiansheehan.bandcamp.com/track/standing-in-silence-part-5
the beautiful schizophonic – orlik
https://cronica.bandcamp.com/track/orl-k
jasper tx – last boat in
https://www.youtube.com/watch?v=Ql2ExuNVYgE
celer – unequal temperament
https://celer.bandcamp.com/track/unequal-temperament-2
last days – your silence is the loudest sound
https://www.youtube.com/watch?v=MkVyHhXNdk4
hildur guðnadóttir – ascent
https://www.youtube.com/watch?v=Sh5Iy88WFlk
danny norbury – this night is for you and for me
https://www.youtube.com/watch?v=JCl70Qz2bGA

foch delplanque “secret”

[parenthèses records]

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Nebbiosi flussi percussivi all’insegna di un’ibridata ancestralità. È una peregrinazione attraverso materici paesaggi densi di primitivo mistero quella generata dall’incontro tra Philippe Foch e Mathias Delplanque, frutto di una serie di sessioni di improvvisazione risalenti ad una residenza artistica svoltasi in Francia alcuni anni fa, che consolidava definitivamente un’amicizia partita nel 2012.

È un dialogo fatto di incastri e contrappunti quello che struttura le sette tracce di “Secret”, un intreccio di sussurrate sequenze ritmiche e modulazioni sintetiche che disegnano frammenti melodici sfuggenti fusi in combinazioni dall’andamento irregolare. Il suono si muove lungo un indefinito margine che lascia permeare le due differenti istanze in modo mutevole, proponendo un tracciato elettroacustico cangiante che si sposta dalle algide risonanze striate di frequenze stridenti di “Nuuk” al tribale e convulso incedere di “Ewo” mantenendo una coerenza stilistica evidente.

Un percorso vibrante e ricco di sfumature, reso interessante dalla variegata gamma di soluzioni che informano ogni singolo capitolo.

himmelsrandt “4 moments & rain”

[unperceived records]

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Attimi di struggente malinconia condensati  in delicati flussi emozionali. Sono melodie di chiara derivazione classica quelle tessute da Peter Honsalek aka Himmelsrandt nel suo nuovo lavoro composto da un piccola sinfonia in quattro atti e dalla riproposizione rivisitata del suo EP “Rain”.

I cinematici intrecci armonici modellati dal musicista tedesco ruotano attorno fluenti fraseggi di pianoforte e viola che ne costituiscono l’elemento fondante, elegantemente rifinito attraverso l’utilizzo di ulteriore strumentazione acustica ed un uso discreto di componenti sintetiche evanescenti.

Incentrato sulle sensazioni agrodolci della stagione corrente, “4 moments” delinea un palpitante percorso tra meditabonde derive dominate dal dialogo avvolgente tra i due strumenti principali che in “End of all life” viene maggiormente ibridato da modulazioni elettroniche e marcate pulsazioni e raggiunge il suo apice nostalgico nella conclusiva “Levitating”.

Atmosfera affine permea la seconda metà del disco le cui tracce virano verso una narrazione più leggera e sinuosa perdendo parzialmente l’accentuata enfasi fin qui dominante.  Unica eccezione è costituita da “Rain”, dolente danza che ripropone amplificato il tono caratterizzante la prima parte.

Raffinata e coinvolgente, la scrittura d Honsalek ha il pregio di saper conquistare con immediatezza e seducente fascino.