The Place Beyond the Pines #17

a cura di sonofmarketing

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Distortion – Mount Eerie. E’ passato appena un anno dal’uscita dal capolavoro “A Crow Looked at Me” e Mount Eerie ha annunciato l’uscita di un nuovo album intitolato “Now Only”. “Distortion” è il primo singolo estratto.

 

 

 

Scale of Blindness – Benjamin Finger. Il prolifico e versatile compositore norvegese Benjamin Finger ritorna con un nuovo album. “Scale of Blindness” uscirà ufficialmente a febbraio per Eilean Records. E’ disponibile l’ascolto di alcuni estratti.

 

 

 

The Deconstruction – EELS. Dopo 4 anni di assenza, tornano gli EELS con un nuovo album. “The Deconstruction” uscirà il 6 Aprile via E Works/PIAS. La title-track è il primo singolo estratto.

 

 

 

Afternat – Nanook of The North. Nanook of the North è un duo polacco composto dal musicista e producer Piotr Kalinski and multi-instrumentalist Stefan Wesolowski. L’omonimo album di debutto uscirà a febbraio per Denovali Records. “Afternat” è il primo (cupo e ipnotico) singolo estratto.

 

 

 

 

Come Along – Cosmo Sheldrake. Torna a farsi sentire una delle rivelazioni più interessanti del 2015. Il cantautore e musicista londinese Cosmo Sheldrake ha annunciato l’album di debutto che uscirà via Transgressive Records. “Come Along” è il primo singolo estratto.

 

 

 

Loss – Waelder. Un altro gradito ritorno è quello del duo austro-tedesco Waelder, A due anni dal debutto, sono tornati con l’album”Non Places” che esce questa settimana per Denovali Records. Vi proponiamo “Loss”.

 

 

 

Kites – Submotion Orchestra. Il collettivo di Leeds Submotion Orchestra ritorna con un nuovo album intitolato “Kites”. La title-track mette in evidenza la sensuale e sublime vocalità e la raffinata costruzione delle due trame compositive.

 

 

 

Euclid – Rongorongo. Rongorongo è una band britannica che ha realizzato due ep. Ha condiviso un nuovo brano che potrebbe essere parte del primo full-length. “Euclid” mette in mostra la ruvidità del loro suono che si scontra con le linee evocative sel suono.

 

 

 

Strangers In The City – Sound Awakener and Dalot. “Little Things” è il risultato della collaborazione fra la sound artist vietnamita Sound Awakener e l’artista greca Dalot. L’album uscirà via Fluid Audio. Ascolta il flusso teso di “Strangers In The City”, il primo singolo estratto.

 

 

 

Cobre – Dengue Dengue Dengue. Ritorna il duo peruviano Dengue Dengue Dengue. “Son De Los Diablos” esce questa settimana per Enchufada. Ritmi tropicali, mood oscuro e beats persistenti e calibrati nel primo singolo “Cobre”.

 

 

 

 

First Time Underwater – Aaron Martin. Nuovo disco solista per il compositore statunitense Aaron Martin. “A Room Now Empty” esce il 29 gennnaio per Preserved Sound. “First Time Underwater” è il primo singolo estratto.

 

 

 

Pray For Hail – Mute Forest. A tre anni dall’ottimo debutto, Kael Smith aka Mute Forest torna a farsi sentire con un nuovo brano. “Pray For Hail” porta alla luce la sua capacità di armonizzare, minimizzare e insinuare la trama elettroacustica, anche attraverso indefiniti spazi vocali.

 

 

 

Proof of Desire – Tango With Lions. Concludiamo con il ritorno dei Tango With Lions che non hanno bisogno di presentazioni. “The Light” è il nuovo album e questa è “Proof of Desire”.

 

 

 

 

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ornella cerniglia “l’attesa”

[almendra music]

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Una stanza immersa in uno spazio fuori dal tempo dove tutto diviene eterno presente. È un flusso narrativo che coniuga elementi distanti sulla scorta di un’affinità umorale a sancire l’esordio solista di Ornella Cerniglia, lavoro breve a cui nel corso dell’anno seguirà la pubblicazione del primo lavoro sulla lunga distanza dell’eclettica pianista e compositrice siciliana.

All’interno di questo piccolo scrigno che plasma una preziosa oasi di fragile purezza si ritrovano due tracce originali della musicista incastonati tra due composizioni che giungono dal novecento a costruire un virtuoso dialogo tra memoria e futuro imminente che in più occasioni ha già informato le produzioni di Almendra .

La scena si apre sui cupi rintocchi della spettrale essenzialità di “Sinister Resonance” di  Henry Cowell, che disgregandosi conducono con somma naturalezza ai fraseggi armoniosamente obliqui di “Cu’ va e cu’ veni” e all’enfatico incedere della title track, il cui spettro sonoro è preziosamente ampliato dagli innesti sintetici di Giovanni di Giandomenico. A chiusura di questo interlocutorio debutto è posto l’ulteriore omaggio al passato rappresentato da “Una pastorale etnea” del conterraneo Francesco Pennisi, che con il suo contemplativo romanticismo regala un ultima immaginifica visione prima del ritorno alla convulsa quotidianità.

Non resta che rimanere in paziente attesa.

 

kate carr “from a wind turbine to vultures (and back)”

[flaming pines]

Cover Art

La voce di un pendio immerso nella solitudine raccontata da dieci punti dislocati lungo il cammino. È il risultato di una residenza artistica svoltasi in un piccolo centro dell’Andalusia il nuovo lavoro di Kate Carr, mappatura sonora di un circoscritto tratto di territorio particolarmente inospitale e difficile da esplorare durante il periodo invernale.

Di base in una villa situata in una quieta e inabitata valle, l’artista australiana ha deciso di indagare la scoscesa altura fronteggiante il suo alloggio proponendosi di catturarne i suoni scegliendo una serie di scorci da cui effettuare la riprese.

Diviso in due lunghe tracce il flusso risultante, fatto soprattutto di risonanze ovattate e delle gelide fluttuazioni del vento incessante, restituisce l’estrema rarefazione di attività vitali che caratterizzano il luogo in questa stagione, definendo un minimale tracciato atmosferico dal carattere ascetico e ancestrale modulato da rari e attutiti canti di uccelli e un crepitante scorrere di organici frammenti.

Un’immersione profonda nell’essenza del paesaggio.

 

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andrew tasselmyer “vantage points”

[shimmering moods records]

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Una placida scia risonante che porta con se l’eco di luoghi speciali. Prosegue lungo i tracciati definiti dal suo esordio solista Andrew Tasselmyer plasmando, lontano dagli Hotel Neon, un nuovo percorso emozionale ispirato ancora una volta ad una sequenza di scorci geografici a lui cari.

Manipolando in modo esteso i suoni ambientali raccolti e combinandoli ad evanescenti fluttuazioni dalle quali emergono in filigrana polverosi frammenti finemente granulosi, l’artista americano definisce morbide modulazioni intrise di persistente calore che lentamente si dilatano formando un quieto mare sensoriale dalle sfumature tremule e cangianti nel quale immergersi lasciando libero corso ai propri pensieri.

È un flusso cullante e contemplativo, dai tratti persistentemente onirici, al quale abbandonarsi in totale solitudine.

the volume settings folder “hamlets”

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Nebbiose visioni che definiscono un’emozionale simbiosi con il paesaggio circostante. Continua a raccontare in modo delicatamente viscerale la propria terra d’origine Filippo Bordigato, lasciandosi ispirare per questa sua nuova esplorazione ambientale da una vecchia veduta aerea trovata casualmente ma fortemente voluta a causa di un’immediata attrazione da essa esercitata.

Partendo dalle suggestioni instillate dalle foto, il musicista veneto si è ancora una volta messo alla ricerca degli scorci della laguna da tradurre in suono attraverso un palpitante intreccio elettroacustico fatto di frammenti armonici, riprese sul campo e ruvide fluttuazioni che conferiscono un carattere spiccatamente tattile alle composizioni risultanti. Le visioni che ne conseguono si sviluppano al contempo intensamente vivide eppure sempre immerse in una sorta di vaporosa foschia che sembra voler riecheggiare uno dei tratti caratteristici dei territori attraversati.

È un peregrinare lento alla scoperta di minuti dettagli, che combinati alle suggestive impressioni melodiche plasmate, lasciano emergere gradualmente una sequenza di placide istantanee capaci di riflettere al contempo lo spirito immutabile del luogo e il costante ribollio interiore di colui che si spinge ad osservarlo con profonda attenzione.

shedir “falling time”

[cyclic law]

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Rimodulare il dato oggettivo per giungere ad una dimensione percettiva dai confini espansi. “Falling time”, disco d’esordio del progetto sonoro Shedir di Martina Betti, è un’immersione totalizzante in indefiniti paesaggi emozionali , un’avvolgente peregrinazione attraverso  territori surreali originati da riprese ambientali stravolte e sgretolate fino a divenire materia grezza da riplasmare in un nuovo immaginifico universo da percorrere abbandonandosi ad un libero flusso sensoriale.

Granulose fluttuazioni dai toni persistentemente cupi si combinano ad algidi soffi sintetici  e pulsazioni di differente intensità, generando sinestetici ambienti da percorrere seguendo graduali scie ascensionali che raggiunto il loro vorticoso apice improvvisamente si smaterializzano (“Away”, “Outburst”) o navigando con moto uniforme attraverso dense saturazioni striate da ruvide ed inquiete frequenze (“Skyness”, “Swarm”). È un incedere dall’atmosfera coesa segnato da un continuo mutamento di ritmo e sfumature che ingloba ribollenti spirali in cui si ritrovano accanto crepitanti stratificazioni e improvvisi frammenti melodici (“Heart Apart”) e nebbiose rarefazioni che trasportano lontano verso una meta irraggiungibile (“Come Back”).

Una sequenza di suggestive visioni che esaltano l’affascinante valenza del viaggiare con la mente.

david mata “rough grassland”

[el muelle records]

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Crepitanti bozzetti impressionisti  dipinti con essenziale delicatezza. È un universo tattile e vibrante quello plasmato da David Mata, una dimensione emozionale fatta di stille elettroacustiche in lento scorrimento. Abbandonando l’abituale pseudonimo Erissoma, il musicista spagnolo si discosta dall’ausilio dell’elettronica per intraprendere un viaggio fatto di suoni concreti modulati per creare affascinanti miniature ricche di toni e sfumature.

Le coordinate di questo nuovo percorso vengono perfettamente dichiarate fin dalle prime battute della iniziale “Enter Gently”, che con la sua ruvida danza di particelle in costante movimento  traccia una scia sulla quale perfettamente si innestano i fragili intrecci che strutturano tracce quali “Plunged” e “Clouds”. Un incedere che trova valide variazioni nelle atmosferiche rarefazioni di “The Particle Walks Slowly” e “Frames” e nei cupi echi densi di insondabile inquietudine di piccoli scrigni quali “Displacement” e la conclusiva “Gray Hair Pillow”.

Un minimalismo apparente dietro al quale si cela un microcosmo di infiniti dettagli da assaporare lentamente.