gamardah fungus “fairytale”

[flaming pines]

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Narrazioni fantastiche venate di cupo mistero. Trae ancora una volta ispirazione dagli affascinanti paesaggi della loro terra di origine il duo ucraino Gamardah Fungus espandendo il proprio magico universo sonoro attraverso  la pubblicazione di un nuovo capitolo per l’australiana Flaming Pines.

Dopo l’alchemica deriva temporale del precedente “Herbs and potions”,  i due artisti propongono questa volta una raccolta di umbratili fiabe ambientate nell’inquieto e cupo mondo della foresta. I cinque lunghi capitoli sono costituiti dall’abituale miscela elettroacustica che vede le essenziali e oblique trame chitarristiche di Sergey Yagoda fluire sui materici fondali plasmati da Igor Yalivec e combinarsi a suoni ambientali e trame generate da strumenti autocostruiti. La sintesi risultante è una placida corrente crepitante che si snoda lungo sinuose traiettorie dense di riverberi enigmatici.

Un percorso profondamente suggestivo che consolida la formula folk ambientale creata dai due musicisti  accentuandone i tratti atmosferici.

Notturno immaginifico.

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francis m. gri “fall and flares”

[krysalisound]

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La dolce malinconia di una stagione pervasa da un intimismo struggente condensata in contemplative  visioni dai toni delicatamente vividi. Prosegue la sua opera di fine scultore di suggestive  istantanee ambientali Francis M. Gri firmando il suo nuovo lavoro interamente dedicato alla poesia dell’autunno.

Le vaporose trame elettroacustiche che informano le cinque tracce dell’album, ponendosi nella scia delle atmosfere sognanti del precedente  “Flow” ne approfondiscono ed espandono la componente melodica aprendosi maggiormente verso territori definiti soprattutto da fragili risonanze armoniche che lasciano in secondo piano l’espandersi di flebili ed evanescenti persistenze dall’andamento ipnotico.

Ad introdurci in questo vibrante universo è la sinuosa grazia delle eteree tessiture interpolate da frammenti naturali di “Failed sunset” che si spegne cedendo il passo alla luminosa nostalgia di “Counting leaves” fatta di placide stille pianistiche che scivolano su striature finemente granulose. Le minimali note dello strumento, dopo la cullante parentesi delle ostinate reiterazioni di “Horizon is waiting”, tornano a riemergere cristalline combinandosi  al soffio umbratile di “Grey over my shoulder” e alla onirica espansione delle languide modulazioni di “We are fading dreams”.

Un’appassionata immersione in un mare di infinito lirismo.

Twenty Years Of Bella Union

a cura di L’attimo fuggente

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  1. Dirty Three – Autentic Celestial Music
    from “Ocean Songs” 1998 BELLACD03
    https://www.youtube.com/watch?v=Iw6j_etAiW0
  2. The Czars – Val
    from “Before…But Longer” 2000 BELLACD17
    https://www.youtube.com/watch?v=jDSO3IVrFsA
  3. Lift To Experience – Just As Was Told
    from “The Texas-Jerusalem Crossroads” 2001 BELLACD21
    https://www.youtube.com/watch?v=AlMjvgY46JE
  4. Devics – My Beautiful Sinking Ship
    from “My Beautiful Sinking Ship” 2001 BELLACD27
    https://www.youtube.com/watch?v=4Gq–3svgvA
  5. Explosions In The Sky – First Breath After Coma
    from “The Earth Is Not A Cold Dead Place” 2003 BELLACD55
    https://www.youtube.com/watch?v=w0o8JCxjjpM
  6. Trespassers William – Lie In The Sound
    from “Different Stars” 2003 BELLACD57
    https://www.youtube.com/watch?v=9pBFM32DdVU
  7. Laura Veirs – Ether Sings
    from “Carbon Glacier” 2004 BELLACD52
    https://www.youtube.com/watch?v=x43SkNWQKSc
  8. Art of Fighting – Come Round & Show Me
    from “Second Storey” 2005 BELLACD92
    https://www.youtube.com/watch?v=y93S8Y11jho
  9. Midlake – Roscoe
    from “The Trials Of Van Occupanther 2006 BELLACD117
    https://www.youtube.com/watch?v=JDL9bXlwbM4
  10. Fionn Regan – Be Good Or Be Gone
    from “The End Of History” 2006 BELLACD119
    https://www.youtube.com/watch?v=k1gOI_Q-NJw
  11. Fleet Foxes – White Winter Hymnal
    from “Fleet Foxes” 2008 BELLACD167
    https://www.youtube.com/watch?v=DrQRS40OKNE
  12. Peter Broderick – Maps
    from “Home” 2008 BELLACD172
    https://www.youtube.com/watch?v=PR1BxAgVKG0
  13. Andrew Bird – Oh No
    from “Noble Beast” 2009 BELLACD190
    https://www.youtube.com/watch?v=iAZtFK9J_cY
  14. Lone Wolf – Dead River
    from “The Devil And I” 2010 BELLACD219
    https://iamlonewolf.bandcamp.com/track/dead-river
  15. Beach House – Used To Be
    from “Teen Dream” 2010 BELLACD225
    https://www.youtube.com/watch?v=Nru6NHBSL1I
  16. John Grant – Where Dreams Go To Die
    from “Queen Of Denmark” 2010 BELLACD235
    https://www.youtube.com/watch?v=XX8VEXmv_sE
  17. Jonathan Wilson – Desert Raven
    from “Gentle Spirit” 2011 BELLACD294
    https://www.youtube.com/watch?v=V4PiINa5Im8
  18. Tiny Ruins – Me At The Museum, You At The Wintergardens
    from “Brightly Painted One” 2014 BELLACD439
    https://www.youtube.com/watch?v=aQwx39S0W0o
  19. Father John Misty – I Love You, Honeybear
    from “I Love You, Honeybear” 2015 Bella476CDS
    https://www.youtube.com/watch?v=khk77JHALmU
  20. Marissa Nadler – Janie In Love
    from “Strangers” 2016 BELLACD531
    https://www.youtube.com/watch?v=hBzjxg960s8

 

cygni “gesto”

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Decostruire per ricercare nuove forme dalla geometria irregolare e cangiante eppure stabile. È un microcosmo di suoni convulsi, strutturato assecondando i nodi di una maglia distorta, quello scolpito da Fabio Perletta e Pierluigi Scarpantonio attraverso una serie di sessioni di improvvisazione e pubblicato  sotto la sigla Cygni.

Circolari sequenze e materici frammenti originati da una vasta serie di fonti differenti si combinano in organici flussi dall’incedere accidentato. La congruenza che nutre l’intrigata successione di elementari particelle si avvale di assonanze/dissonanze sfuggenti modellanti una spazialità surreale che, ricordando gli oggetti impossibili di escheriana memoria, definiscono labirinti ritmici che non conducono ad alcuna meta prefissata.

È un ambiente sonico da attraversare privandosi di forme certe, alla ricerca un’esperienza immaginativa libera capace di estendere una visione altrimenti spesso ingabbiata all’interno di margini fin troppo definiti.

chelidon frame “granularities vol. 1”

[manyfeetunder]

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Navigando attraverso placidi acque costellate da algide interferenze. È tutta racchiusa nell’immagine di copertina l’atmosfera plasmata da Alessio Premoli  nel primo dei due capitoli di “Granularities”, nuova tappa del suo progetto Chelidon Frame.

La breve intro “Granularity 0.0” con la sua danza crepitante introduce lo scenari entro il quale si muovono le flessuose e cullanti onde dei successivi tre atti, definite da tessiture chitarristiche accuratamente rimodulate per accogliere nel loro onirico flusso sfaccettate stille granulose e flebili trame melodiche dense di profondi riverberi. Procedendo si attraversano quiete distese modulate da lisergiche increspature (“Granularity I”) che si riversano in ossessive andature interpolate da impennate lievemente oblique (“Granularity II”) per giungere ad un meditabondo approdo venato di grana fine che inaspettatamente converge verso una chiusura dai toni più cupi.

Non resta che attendere la seconda parte del viaggio.

yellow6 “about the journey”

[sound in silence]

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Lunghe scie atmosferiche ispirate al lento trascorrere di quel intenso viaggio chiamato vita. A plasmarle utilizzando la sua abituale maestria è Jon Attwood, di nuovo presente nel catalogo della greca sound in silence a distanza di cinque anni da “O.S.” che lo vedeva collaborare con David Newlyn.

Come di consueto tutto ruota attorno al suono della chitarra del musicista inglese, che con i suoi riverberi nostalgici definisce cinematiche trame dal sapore epico venate a tratti di struggente malinconia. Ciascuna traccia costruisce un lungo piano sequenza che fluisce in un ipnotico crescendo scandito a tratti da flebili tracciati ritmici e completato da vaporose persistenze in espansione.

In modo compassato lo sguardo di Attwood  costruisce una nostalgica riflessione fatta di emozioni misurate, prive di qualsivoglia irruenza e asperità e proiettate verso un quieto orizzonte in fondo ad un paesaggio apparentemente infinito.

roberto attanasio “isolated”

[memory recordings]

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Un torrente emozionale che fluisce senza soluzione di continuità. Un unico elemento e tutte le sensazioni ad esso connesse informa il succedersi degli otto capitoli che compongono “Isolated”, nuovo lavoro di Roberto Attanasio che continua a muoversi lungo il tracciato di un pianismo essenziale ricco di sentimento delineato dalle sue precedenti  pubblicazioni.

Il dialogo tra il pianista romano ed il suo strumento continua ad essere intimo ed intenso concretizzandosi in eleganti tessiture libere di fluire senza assoggettarsi ad una strutturazione rigida. Un costante senso di leggerezza si irradia dai fraseggi luminosi che lentamente riverberano lasciando espandere la loro profonda enfasi a raccontare le sfaccettature di una solitudine che può essere assenza, ma anche ricerca di se stessi.

Una calda luce e ombre morbide si susseguono plasmate da definite trame nostalgiche e improvvise ed ariose progressioni , imprimendosi con immediatezza in chi si abbandona al flusso melodico. Rinuncia a qualsiasi filtro Attanasio, concedendoci il suo punto di vista con somma sincerità e invitandoci ad entrare nel suo universo musicale fatto di delicata sensorialità e cristallino talento.