superdad “ambient sketches for fearless hearts”

[sounds against humanity]

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Un oceano di graffiante suono che si dilata senza sosta generando moti in costante, anche se a tratti quasi impercettibile, trasformazione. Sono maree rumorose che si muovono guidate dall’istinto a comporre il lavoro d’esordio di Superdad, progetto nato dall’incontro di Annalisa Vetrugno e Angelo Guido  e orientato alla generazione di improvvisate scie emozionali.

È un emergere graduale di frequenze scabrose a scandire l’avvio, una partenza in cui prevale la lucentezza dei bordoni e l’ottundimento dei riverberi che lentamente lasciano il passo ad una grana sempre più spessa e incombente. È un progredire che aspira a divenire rumore bianco, dissoluzione armonica in cui galleggiare isolati da tutto, ma che finisce col recuperare sempre una dimensione meno ostile e più atmosferica da alternare a stati di inquietudine via via più profondi fino a sfociare in una definitiva distesa di alienate modulazioni in dissolvenza.

Viaggio impulsivo ai confini dell’immanenza.

 

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danny clay “periphery”

[slaapwel records]

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Suoni che riaffiorano da un passato distante come dolce riverbero incastrato nella memoria. Scava in profondità, nell’universo dei propri ricordi, Danny Clay  per dare forma al personale contributo da donare alla collezione di itinerari onirici raccolti dalla Slaapwel Records di Stijn Hüwels, che arriva così alla sua quattordicesima pubblicazione.

Partendo da una melodia ascoltata durante l’infanzia nella chiesa frequentata dai suoi nonni, Clay costruisce un delicato notturno definito da quattro varianti della stessa partitura di flauto, violoncello e pianoforte ricombinata secondo traiettorie cangianti che non ne alterano mai l’atmosfera dominante. È un senso di placida quiete e fragile intimismo ad espandersi dal dialogo tra gli strumenti, reso atipico dalla scelta di originarsi come somma di esecuzioni singole raccolte all’interno di una piccola chiesa di periferia. Un incastro di tre differenti voci che tende a rimanere evanescente accostamento tra lirici echi di corde che vibrano profonde, armonie sognanti di fiati vaporosi e luminose stille prodotte da una lieve danza sui tasti.

Un invito a consegnarsi alle braccia di Morfeo abbandonandosi agli echi di momenti sbiaditi eppure ancora presenti.

kurgan hors “mente”

[laverna.net]

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Perso in una labirintica spirale di echi alienanti, alla ricerca di una via di fuga che diviene definitiva dissoluzione di una mente instabile. È un torrente tortuoso che muta costantemente forma e coordinate a definire il percorso narrativo del nuovo lavoro di Kurgan Hors, progetto sonoro di Davide Billo che torna a due anni di distanza dal debutto di “Palus est”.

Incastrate in una precaria scia pervasa da disturbante inquietudine, placide armonie dal tono malinconico e allucinate frequenze irradiantesi oblique si alternano combinandosi secondo schemi che mutuano le diverse fasi di un processo in divenire segnato da una logica incostante. Con inattesa coerenza si passa dalle iniziali elegiache trame pervase da risonanze acustiche profonde e movenze avvolgenti (“a tavola coi cannibali eleganti”) a modulazioni sempre più stridenti (“Psichiatria”, “sette piani”) fino a giungere ad un’indotta quiete di risonanze stagnanti (“lobotomia transorbitale”). Da qui si riparte tornando ad una vitalità nuova e definitivamente disorientante (“la seconda vita dello scarafaggio”) che lentamente scivola verso un nuovo plumbeo abisso (“fame di un disumano contemporaneo”), preludio dell’inevitabile muto  isolamento di una notte senza fine (“Pazienza e morte”).

Storia di ordinaria follia

the prairie lines “today leap and stop time”

[eilean]

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Linee temporali che scorrono placide, manipolate per divenire flebile movimento di particelle in continua fluttuazione. Il punto 58 sulla eilean map vede rivelarsi la seconda prova di Bill Bawden sotto lo pseudonimo The Pairie Lines, contemplativa deriva attraverso soffusi territori elettroacustici finemente configurati.

Sono torrenti di cristalline frequenze incanalate in traiettorie circolari, che si ampliano trovando l’incastro di irregolari frammenti granulosi  e diradate risonanze pianistiche capaci di conferire un’aura al tempo stesso magica e spettrale. Dalla combinazione di tali elementi scaturisce un vivido itinerario tra sospese scie colme di vaporosa quiete (“Slow Hand Clap For Working Late”, “Run Down The Sky”), atmosferiche reiterazioni  dall’incedere ipnotico (“Department of Soft Focus”, “Echo Collapse”) e densi notturni venati di malinconica stasi (“Transmissions For Street Punks”, “Gentle Hazards”).

Un naufragare silente in un universo di delicati riverberi luminosi.

 

antonio tonietti “improvvisi per tavola armonica”

[sonorus records]

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Immaginare l’origine del suono, plasmarne la fonte e dirigerne le risonanze risultanti per dare vita a flussi in evoluzione generati da un pensiero che si sviluppa intorno ad un’idea in divenire. È un tragitto privo di punti fermi ad emergere dalle improvvisazioni di Antonio Tonietti, musicista/artigiano che fa dell’autocostruzione dei suoi strumenti acustici il cardine del suo operare, un andare permeato da un quieto senso di infinita libertà capace di agire in profondità su chi si pone in totale ascolto delle sue frequenze.

Diviso in due lunghi movimenti connessi da un breve frammento, “Improvvisi per Tavola Armonica” costruisce un itinerario ambivalente fatto di luce abbagliante e ombra profonda, fattori che si espandono gradualmente sotto forma di sinuosa oscillazione armonica e materica scia pervasa da iterazioni crepitanti. È una spirale discendente dall’inquietudine crescente a prendere forma, un’immersione che dall’aura solenne degli acuti riverberi del capitolo di apertura giunge, attraverso l’irregolare incedere della fugace cerniera interposta, all’alienante deriva pervasa da soffi algidi che chiude il viaggio proiettando lo sguardo verso una cupa visione distopica.

Un percorso sonico da affrontare con curiosità e dedizione per ricavarne onde emozionali inattese.

 

ikjoyce “selene”

[naviar records]

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La notte amplifica le sensazioni rivelandole in tutta la loro portata, lasciandole emergere liberamente dalla sua rarefatta atmosfera. E dall’esplorazione di tutte le sfaccettature di questo fertile momento trae i presupposti il nuovo viaggio sonico di Ian Joyce, immaginifico fluire attraverso umbratili territori densi di mistero e inquietudine.

Mutevoli tessiture sintetiche che si espandono come un unico incastro privo di pause plasmano un’immersione sensoriale che si sviluppa conducendo da surreali stati di incoscienza definiti da frequenze pulsanti ( “Semo-Somnia”) a alienanti scie di cupe modulazioni  algide (“Pavor Nocturnus”), da stranianti momenti contemplativi pervasi da risonanze quasi solenni (“The Moon Did Not Answer”) ad una conclusiva deriva di evanescenti particelle luminose (“Selene”).

Un itinerario di notturne visioni che lentamente disegnano i contorni di un animo in lieve e continuo fermento.

knivtid “skogarna är redan svarta”

[purlieu recordings]

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Tra attimi di ludica leggerezza e frangenti di contemplativa visionarietà scorre il suono che conduce tra i meandri di una magica foresta nordica. Dando seguito al suo EP di debutto dello scorso anno, Daniel Andersson pubblica il suo primo lavoro sulla lunga distanza a firma Knivtid tornando ad esplorare le coordinate di un paesaggismo sonoro incline ad una evidente immediatezza melodica.

Luminose risonanze armoniche danzano su vaporosi fondali sintetici realizzando oniriche istantanee che si susseguono definite dalla numerazione progressiva del titolo dell’album a suggerire la struttura di un percorso univoco fatto di paragrafi che sviluppano atmosfere dai toni mutevoli. Nel suo insieme ciò che ne scaturisce è un racconto fiabesco pervaso da un senso di irreale evanescenza che evolve placidamente ammaliante.

Un’immersione piacevole in un universo di stille accoglienti.