the greatest hoax “expiration composition”

[serein]

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Un soffio evanescente striato di persistente drammaticità a plasmare immagini che cristallizzano l’attimo in cui una vita si riversa nell’immaterialità. Una riflessione sulla caducità dell’esistenza ispira e dà forma al nuovo lavoro di Taylor Jordan sotto l’abituale pseudonimo The Greatest Hoax. Un tema profondo e complesso affrontato con eleganza e delicatezza dal musicista americano, arricchito dalla presenza di un quartetto d’archi diretto dal violoncellista Mark Bridges.

Le fluide istantanee che compongono questo inusuale percorso nascono da un armoniosa combinazione di evanescenti linee pianistiche, il cui portato emozionale viene enfatizzato dall’ampio contributo delle tessiture degli archi, e saturazioni sintetiche che si snodano come avvolgenti fondali sui quali le melodie si posano leggere. A tratti questa componente vaporosa vira verso inaspettate progressioni dinamiche capaci di infondere una dimensione positiva ai placidi riverberi dal carattere serenamente meditativo.

Una declinazione affatto scontata che affianca toni luminosi e vitali ad un flusso normalmente crepuscolare e malinconico.

 

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