Mathieu Karsenti “Downstream Blue”

[Slowcraft Records]

Un’isola di confortante suono in cui rifugiarsi sognando terre lontane.

È una sinuosa sinfonia in quattro movimenti  il nuovo lavoro scritto e composto da Mathieu Karsenti per la serie digitale Lifelines curata da James Murray per la sua Slowcraft Records, una traiettoria risonante eterea ed evocativa che a differenza di quasi tutta la sua produzione non è destinata ad essere commento sonoro di immagini in  movimento.

Calde frequenze armoniche generate  da diluiti riverberi acustici si espandono lente, scorrendo su fondali atmosferici costantemente pervasi da una sottile grana, capace di conferire delicata matericità ai risultanti piano sequenza che si librano leggeri, intrisi di lieve e nostalgia. Sono ariose visioni dai tratti indefiniti, il cui portato emozionale viene enfatizzato dalle romantiche frequenze degli archi, che proiettano in un vivido immaginario comunque cinematico, a cui abbandonarsi alla ricerca di una contemplativa quiete dei sensi.

Non rimane che lasciarsi trascinare dalla marea.

SineRider “Moonflowers”

[Dronarivm]

Sinuose frequenze che reiterandosi danno forma a contemplative nubi di luminoso suono in lenta disgregazione. È un ambiente etereo, sospeso nel tempo, quello definito dall’ostinato incedere di delicate armonie circolari plasmate da Devin Powers nel suo ultimo lavoro a firma SineRider, un’oasi quieta e confortevole in cui immergersi abbandonandosi senza riserve.

Sature fluttuazioni sintetiche si espandono in costante mutamento, percorse da fragili fremiti melodici derivanti da diluiti riverberi chitarristici, generando un ipnotico flusso di sognanti risonanze che fluttuano lievi verso un orizzonte inafferrabile. Ne scaturisce un immaginario caldo e malinconico di ispirazione naturalistica, un evanescente notturno organico che esplora le innumerevoli possibilità della cullante ripetizione ciclica.

Amniotico oceano di infinito benessere.

n-So “Out of the Valley”

[Moderna Records]

Frastagliato e privo di connotazione univoca si sviluppa il viaggio sonico immaginato da Nick Angeloni quale nuova traiettoria narrativa firmata n-So, accidentato percorso emozionale di un uomo che affronta una impervia valle chiusa da insormontabili montagne.

Tra tessiture acustiche, atmosferiche derive sintetiche e frequenze ritmiche, quel che il compositore/producer americano costruisce è una trama narrativa caleidoscopica che travalica i generi, un’ibridazione che mantiene riconoscibili le diverse componenti rivelandone un’inattesa complementarietà.

Dopo la repentina iniziale caduta in questo cangiante universo sonoro, in modo fluido si susseguono nostalgiche trame pianistiche (“AFM”, “Mountain Song”, “Tomorrow and Tomorrow”), irrequiete progressioni elettroniche (“Into the Valley”, “Northern Lights”) e nervose linee pulsanti (“Drums and Drama”) in un costante alternarsi di cinematici frangenti in bilico tra contemplativa quiete ed incalzante incedere.

Una peregrinazione sensoriale libera da margini definiti che rivela la capacità di n-So di attingere da una tavolozza ampia e diversificata per plasmare stimolanti intrecci risonanti.

Fabio Anile “Piano Sketches”

La nuda voce del piano distillata per divenire essenziale fonte da cui estrarre vivida materia attraverso cui riconnettersi  alle proprie radici artistiche. Confinato nel proprio ambiente domestico durante il recente, imposto isolamento, Fabio Anile sceglie di recuperare la cristallina emozionalità scaturente dalle note del suo strumento d’elezione per tradurre in musica le sensazioni di questo inatteso tempo a disposizione.

Il risultato è una brevissima fuga in una confortevole oasi di luminoso suono scandita dal repentino succedersi di quattro calde istantanee prive di artifici e manipolazioni. Differenti umori dipinti utilizzando un lessico volutamente scarno si irradiano dai tre frammenti inediti, lasciando emergere un iniziale senso di vibrante sospensione (“Piano Sketch #1”) a cui segue uno sguardo pervaso da romantica nostalgia (“Piano Sketch #2) e che culmina in un’incalzante danza armonica (“Piano Sketch #3”).

A chiusura di questo rapido torrente risonante si colloca una rivisitata versione di una traccia recuperata dal passato (“Ultimo”), qui spogliata dalle originarie ibridazioni sintetiche per aderire alla chiara intenzione di ritrovare una dimensione classica da cui tutto ha avuto principio.

the volume settings folder “Home Diaries 017”

[whitelabrecs]

Introspettive traiettorie che aeree e flessuose si espandono conferendo forma alla solitudine e al silenzio. È affidato a Filippo Bordigato, prolifico autore che si cela sotto la sigla the volume settings folder  e noto anche come Möbelstück Beckmann, il diciasettesimo capitolo della serie Home Diaries curato da Whitelabrecs, preziosa collezione di intime testimonianze sonore del nostro anomalo presente.

Assecondando una vena quieta e riflessiva sempre evidente nelle sue peregrinazioni risonanti, il musicista veneto cesella un percorso circolare che apre e infine ritorna a nostalgiche derive acustiche guidate dal suono di una chitarra meditabonda che disegna  ammalianti trame che si perdono nel paesaggio. Un andare cullante e sereno, che fin dalla seconda metà del brano di apertura, gradualmente si diluisce perdendosi in nebbiose distese ambientali sature di vapori malinconici, per cedere il passo ad umbratili visioni costellate da materiche stille elettroacustiche.

È una pioggia calda e lieve che accarezza un territorio algido e sospeso, riflesso di una dimensione emozionale resa ancor più vivida dal momento vissuto, scenario su cui infine torna a splendere un rinfrancate sole di delicate ed avvolgenti armonie che si irradiano come l’eco di un’inesauribile speranza.

Enrico Coniglio “Teredo Navalis”

[Gruenrekorder]

L’animo silente dei margini di un territorio unico, catturata per divenire immaginifica rivelazione di una bellezza celata. Prosegue fertile ed instancabile il lavoro di mappatura e analisi topofonica  condotto da Enrico Coniglio nel suo amato paesaggio lagunare, arricchendosi di una nuova traiettoria sonica che indaga la dimensione acquatica della sua porzione settentrionale tra Murano e Sant’Erasmo.

La forma che questa nuova esplorazione assume è quella della ricombinazione di suoni ambientali, sostanzialmente privi di filtri, modulati per lasciare emergere una vitalità e un’ampiezza cromatica impossibile da cogliere se non attraverso un’osservazione attenta e mirata. Quelle che si manifestano non sono mere frequenze liquide proprie dell’elemento principale dell’area in oggetto, ma un coacervo di brulicanti stille dalla consistenza materica che si muovono in un fondale acquoso scandito da profondi, bassi riverberi.

Quel che ne emerge è un ritratto acustico ricco e variegato, una poliedrica dimensione naturale a cui a tratti si affiancano risonanze antropiche in invasivo crescendo, che infrangendo l’evocativo immaginario marino ripropongono la critica dicotomia tra ambiente e attività produttiva sempre al centro della ricerca del musicista veneto.

Moreno Padoan “lslelvlelnl”

[xonar]

Sette labirinti modellati nell’arco di sette giorni per essere essenziale e diretta eco di un momento storico inatteso ed inedito. Nessuna rimodulazione, nessun apporto sintetico interferisce con l’analogica purezza delle sette strutture risonanti ideate e prodotte da Moreno Padoan in questo suo ultimo lavoro, tagliente deriva sensoriale che parzialmente rinuncia alla complessità insita nelle architetture da lui abitualmente modellate.

Innervate su scarne scansioni ritmiche dall’andamento e dall’evoluzione variabile, le differenti traiettorie di questo introversa elucubrazione sonica definiscono un territorio, coeso nelle sostanza e sfaccettato nella forma, generato dall’addensarsi di ruvide molecole e frammentarie frequenze cariche di tensione. Tra flussi essenziali ed ipnotici (“lolnlel”), oscuri vortici dall’incedere convulso (“ltlhlrlelel”) e graffianti distese pervase stille granulose in perpetuo movimento (“lflolulrl”), quel che si rivela è un universo claustrofobico che anela ad una luce che flebilmente e a brevi tratti fa breccia tra le persistenti, dense ombre solamente nell’atmosferica traccia di chiusura (“lslelvlelnl”).

Un’impattante e solitaria navigazione notturna in una fredda realtà pandemica.

Danny Clay “Ocean Park”

[laaps]

Una placida marea che ipnotica si muove diffondendo quiete e calore. A due anni di distanza da “Periphery” torna a pubblicare un lavoro solista Danny Clay confezionando una placida sinfonia tripartita che incrocia composizione contemporanea, attitudine cameristica e una inclinazione ambientale più usuale nella produzione del musicista americano.

Un breve prologo e due lunghi omonimi atti informano questo arioso e delicato universo sonoro, sinuosa deriva affidata principalmente ad un piccolo ensemble di harmonium e archi alle cui luminose trame si sommano le iterazioni elettroniche e le granulose frequenze distillate da Clay. La risultante di tale accostamento è un denso flusso che procede lento e privo di pause, un incedere di calde emissioni in bilico tra reiterazione e sottile mutazione, reso parzialmente scabro dalle ruvide stille su cui costantemente le risonanze acustiche scorrono.

Un’ibridazione cauta e attenta che lascia il giusto respiro alle componenti in gioco creando paesaggio sensoriale vivido, libero di espandersi verso cullanti territori dai margini piacevolmente indefiniti.

Fallen “of memories and hopes”

[ROHS! RECORDS]

Ripensare se stessi per avere piena percezione della propria vita. È ancora una volta dalla sosta e dall’isolamento che tra linfa il viaggio sonico di Lorenzo Bracaloni sotto lo pseudonimo Fallen, percorso che dopo la coinvolgente immersione intimista di “The World Outside” assume la forma di un flusso narrativo che ripercorre la lunga settimana di un uomo che riflette sul proprio posto nel mondo.

Ancor più cinematica, anche se meno ammaliante ed evocativa della precedente traiettoria pubblicata ad inizio anno, questa nuova trama risonante proposta da Bracaloni conduce verso orizzonti altrettanto riflessivi definiti da un’altalenante tessitura di dinamiche sequenze pulsanti (“The Awakwening”, “Taking A Walk By The River”) e placide distese atmosferiche (“Room With A View”, “Cloud Never Lies”) a tratti velate da morbida inquietudine (“The Man I Am”, “Empty Streets”).

È uno scorrere cauto di suoni che a tratti hanno preminente il sapore di un tempo trascorso e il cui punto di forza risiede nel  coeso sviluppo di una visione chiara e compiuta.

Bruno Bavota “Apartement Songs – Volume One”

[1631 Recordings]

Immerso nella penombra a distillare nude sensazioni di uno scorcio di vita inatteso, trasformando in note ciò che con le parole non si riesce ad esprimere con pienezza. È un intenso diario sonoro di questa recente fase di isolamento indotto il nuovo lavoro pubblicato da Bruno Bavota, viscerale testimonianza in musica che vede il compositore napoletano tornare ad affidarsi alla solitaria, essenziale voce del pianoforte.

Registrate nell’avvolgente quiete dello spazio privato durante le lunghe notti di questi strani mesi, le sette tracce di questa breve raccolta scorrono leggere e flessuose, colme di un portato sentimentale che si sprigiona immediato e spontaneo evidenziando l’urgenza comunicativa da cui hanno origine. Sono riflessi di un pensiero che sente la necessità di evadere, di proiettarsi oltre i confini dell’ambiente domestico in cui è momentaneamente relegato, spazio avvertibile attraverso le risonanze ambientali incastrate tra lo scorrere delle melodie.

Leggere danze di note e malinconiche derive contemplative si alternano lungo un fluente tragitto che racconta di un’instabilità emotiva che trova fertile sfogo attraverso la scrittura musicale, tramutandosi in delicato conforto da offrire a chi voglia goderne.