andrea belfi “partiture_2018”

[live performance – Zō Centro Culture Contemporanee| catania]

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Un vulcano alle pendici del vulcano. Esiste un’assonanza vividamente materica tra le traiettorie narrative di Andrea Belfi  e ‘a Muntagna  che domina Catania, una nervosa irrequietezza sempre pronta a deflagrare anche quando tutto appare calmo e silente. Una simbiosi inattesa che si è prepotentemente palesata all’interno dello Zō davanti ad una platea religiosamente assorta e concentrata.

È immersa in una penombra flebilmente risonante la sala quando Belfi giunge ad occupare il suo centro di comando per dare inizio in modo deciso e perentorio al suo tracciato percussivo che ripropone in presa diretta l’intricato percorso in cinque atti di “Ore”, suo ultimo lavoro pubblicato lo scorso anno per la londinese Float. Da lì ha origine un magmatico flusso costantemente in equilibrio tra la ruvida concretezza di pulsazioni dal sapore ancestrale e venature siderali conferite dal trasversale permeare di scie sintetiche, che costantemente si muove tra rocciosi crescendo e atmosferiche stasi. È un procedere mutevole con i piedi pesantemente sprofondati  nel suolo e gli occhi costantemente rivolti in alto ad osservare l’insondabile mistero di costellazioni irraggiungibili.

Giunti in fondo a questa ribollente scia, l’ipnotica apnea si scioglie restituendo i presenti ad una realtà improvvisamente immobile. Un’ultima improvvisata coda riconduce tutti per un breve lasso nell’avvolgente universo pulsante che infine si scioglie lasciando tutti in balia di un assordante silenzio.

 

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dagger moth “tour siculo”

[live performance – teatro coppola | catania]

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Un irrequieto oceano elettrico che si espande avvolgente a saturare i sensi. Ad originarlo è un’artista soltanto, un’alchemica one woman band capace di ipnotizzare il suo pubblico utilizzando il suo essenziale armamentario sonoro come stupefacente bacchetta magica. È in parte un ritorno quello di Sara Ardizzoni al Teatro dei cittadini, palcoscenico che l’ha vista esordire un anno fa in qualità di nuovo aggregato de “I Camminanti” di Cesare Basile, un ricalcare la scena per presentarsi sotto l’abituale veste definita dal suo pseudonimo Dagger Moth.

Riverberi taglienti investono il buio della sala annunciando l’inizio di un viaggio fatto di tese derive  chitarristiche ibridate da essenziali apporti sintetici, spesso scandito da regolari pulsazioni, sulle quali scivola con oscura grazia la voce suadente dal tono intimista. Sono confessioni sussurrate tra placide fluttuazioni e roboanti ascese, in bilico tra materica concretezza e venature oniriche permeate da morbida, umbratile malinconia. Si muove sicura la Falena nel tessere le sue magnetiche frequenze, riuscendo a costruire una bolla temporale nella quale intrappolare il suo pubblico ammaliandolo con il suo suono fisico e viscerale scolpito con estrema cura del dettaglio.

Un’intensa immersione in un universo denso di ombre e costellato da crepitanti frammenti di abrasiva luminosità.

pierre bastien “partiture_2018”

[live performance – Zō Centro Culture Contemporanee| catania]

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Un universo sonoro sorprendente nel quale perdersi alla scoperta di una realtà inedita costruita attraverso un minuzioso e costante processo di traslitterazione. A plasmarlo è l’alchimista Pierre Bastien, giunto sulla costa orientale della Trinacria con il sua piccola orchestra Meccano per incantare chiunque sia disposto a lasciarsi sedurre dal suo caleidoscopico immaginario.

Quando le luci in sala si spengono ciò che si dischiude è un mondo surreale, convulso e ribollente. Risonanze inconsuete generate dal movimento e dall’attrito di minuti elementi variamente integrati in un apparato meccanico autocostruito, si incrociano con ancestrali sonorità derivanti dall’utilizzo di strumenti tradizionali, utilizzati anch’essi in modo non sempre convenzionale, e con frammenti armonici derivanti da estratti video retroproiettati sulla macchina stessa. Ad occupare visivamente la scena è l’inusuale orchestra dalla quale scaturisce l’ingegnoso intreccio e il processo di interazione con il suo pirotecnico creatore, che incessantemente si divide tra la calibrazione degli elementi attivi e l’esecuzione delle sue partiture. Costantemente la vista affianca l’udito contribuendo alla definizione di paesaggi immaginifici densi di obliqua poeticità che lasciano emergere con evidenza il fecondo connubio tra ricerca storica, capacità esecutiva e sperimentazione sonora.

Immersi in questa bolla magica si avverte flebilmente il trascorrere del tempo e quando dopo un’ora scarsa si ritorna al presente la sensazione è che tutto sia durato un solo battito di ciglia, un unico istante colmo di infinito stupore.

hatori yumi “white suspension”

[live performance – bocs | catania]

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Perdere ogni riferimento per abbandonarsi  alle profondità di un viaggio interiore. È un’esperienza totalizzante da vivere con sensoriale pienezza quella ideata da Fabio Lattuca aka Hatori Yumi, un’esplorazione alla ricerca di recessi sopiti. Prodotto dalla palermitana N38E13 e curata da Mike Watson, il progetto mira a svilupparsi quale ricerca sonora itinerante volta all’analisi delle peculiari percezioni scaturenti di uno specifico ambiente fisico attraversato da suono e luce.

28_10_2017 – ore 20.30

La saracinesca del Box Of Contemporary Space di Catania si solleva e dal suo ventre minaccioso si scorge il sulfureo dilatarsi di una fitta nebbia artificiale. Attraversata la nera cortina posta all’ingresso ci si ritrova catapultati in un limbo straniante i cui limiti fisici risultano impenetrabili, ci si muove lenti alla ricerca di un punto di sosta pienamente aleatorio. A squarciare il buio fitto della sala giunge il crescente sussurro di riprese ambientali, frammenti catturati in aree desolate dominate dal sibilo del vento che lascia cigolare porte inutili infondendo un senso di latente spettralità. Pur privi del conforto visuale si comincia a percepire un inusuale comfort improvvisamente spezzato dal repentino cambio di rotta sonoro combinato ad intensi flash luminosi. Da qui in poi il flusso si muove tra basse frequenze sotterranee ed ascese stridenti volte a creare una crescente e disturbante compressione dei corpi immersi in uno spazio trasformato in elemento risonante. L’ irregolare alternanza tra i due poli genera una convulsa spirale onirica alla quale abbandonarsi ricercando un centro gravitazionale interiore. Giunti al termine del viaggio non resta che riconquistare in un assordante silenzio il cielo notturno.

Pur nutrendosi di elementi essenziali, quello messo in scena da Hatori Yumi è uno spettacolo complesso che necessità di un attento dosaggio delle parti e una congrua scelta logistica, forse non pienamente centrata in questa tappa catanese. Malgrado una parziale limitazione dei volumi utilizzabili ed alcune stridenti interferenze esterne, “White suspension” ha sicuramente saputo centrare il bersaglio proiettando i suoi fruitori in una bolla spazio-temporale estremamente coinvolgente e suggestiva.