Joel Gilardini “Tales of Forsakenness”

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Una scia vitale che lenta e satura emerge da organismi in degrado, inquieto soffio che racconta di una fine apparente che diviene nuovo inizio. Temporaneamente affrancato dal sodalizio che lo lega ad Attila Folklor con cui condivide il marchio Mulo Muto, Joel Gilardini disegna una personale traiettoria sonica nutrita dalla fascinazione per i luoghi dell’abbandono, per gli edifici decadenti incontrati in territori impervi ed affascinanti.

Tramutando l’anima di questi luoghi in puro suono, il musicista svizzero dà forma ad un tortuoso percorso attraverso densi paesaggi emozionali modellati con il solo ausilio delle frequenze, ampiamente trasfigurate, della sua fedele chitarra baritona e differenti interpolazioni elettroniche. Frutto di svariate sessioni di improvvisazione le cui registrazioni sono state rimodulate fino ad assumere forma definita, le tracce di questo atmosferico viaggio sono nebbiose istantanee che si espandono fluide e flessuose, gravide di oscuro fascino.

Dall’algida sospensione di “Stranded Giants” e “At The Edge of The Desert (A Frozen Cathedral)” fino alla ruvida malinconia di “Majestic Solitude”, passando per ambienti minacciosamente incantati (“Artificial Owls”) e nervosi intermezzi (“Concrete Ghosts_ Mausoleum”), quel che appare è un tracciato ambientale pervaso da indissolubile tensione, sospeso sotto una spessa coltre di un incombente cielo grigio antracite.

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